33 terawatt-ora è il consumo dei Bitcoin nel 2017

Di quanta terra avremmo bisogno per alimentare i Bitcoin con energia solare?

WhatsApp Share

Quando si parla di Bitcoin molto raramente si pensa a quanta energia elettrica consumino: a quanto pare più di 33 Terawatt-ora (TWh) nel 2017.

La Land Art Generator Initiative (LAGI), che promuove l'incrocio tra energie rinnovabili e arte pubblica, ha creato un grafico che mostra di quanto spazio della terra avremmo bisogno per generare abbastanza energia dai pannelli solari in modo da alimentare in maniera sostenibile i Bitcoin.
In pratica, dovremmo coprire di pannelli solari tutta la città di San Francisco. Per ora, perché, ovviamente, parliamo di un progetto in crescita. Entro il 2020, quando il consumo di elettricità dei Bitcoin potrebbe aumentare fino a oltre 500 TWh all'anno, avremmo bisogno di tutta la terra che si estende da San Francisco a Sacramento – che distano circa due ore di macchina.

Chiaramente i Bitcoin non sono rispettosi dell'ambiente in questo momento: la rete, infatti, è in gran parte alimentata da centrali a carbone in Cina e consuma molta più energia di quanto facciano molti paesi. Le transazioni in totale emettono le stesse quantità di anidride carbonica e gas serra di alcune delle più grandi centrali a combustibili fossili del mondo, a quanto riferito da LAGI.

Secondo Digiconomist, con l'energia dei Bitcoin potrebbero essere alimentate le necessità di 3.029.126 di famiglie americane e il paese più vicino ai Bitcoin quando si parla di consumo di elettricità è la Danimarca.

Per questo è sicuramente molto interessante pensare a un'alimentazione solare dei Bitcoin, anche se, come raccontato dal grafico, sarebbe necessario un impianto davvero imponente. Oppure, bisognerebbe trovare un modo in cui i Bitcoin consumassero meno elettricità.

LAGI ha dichiarato che se questo non accade «cesseranno di avere valore in un'economia globale che attribuisce responsabilmente un valore maggiore alle riduzioni delle emissioni di carbonio di quanto faccia con i benefici marginali delle valute crittografiche».