L'Oceano Artico è pieno di microplastiche

Anche il ghiaccio marino non sfugge a questo infido inquinamento di plastica in microparticelle

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Un team di nove scienziati dell'Istituto Alfred Wegener ha analizzato campioni di ghiaccio che aveva raccolto da cinque distinte regioni dell'Oceano Artico e ha scoperto che alcuni di questi campioni contenevano oltre 12.000 microplastiche per litro di ghiaccio – una quantità da record, in cui c'erano ben 17 diversi tipi di plastica, tra cui vernici e imballaggi.

I campioni erano stati raccolti nel 2014/2015, mentre i ricercatori erano a bordo del rompighiaccio di ricerca Polarstern: è stato utilizzato uno spettrometro a infrarossi a trasformata di Fourier per esaminare questi campioni strato per strato al fine di illuminare le microparticelle – le particelle, infatti, riflettono le lunghezze d'onda variabili a seconda dei loro ingredienti: in questo modo che gli scienziati possano determinare le sostanze che contengono.

Grazie a questa metodologia sono riusciti a scoprire particelle minuscole, come ha spiegato in una dichiarazione lo scienziato Gunnar Gerdts, che gestisce il laboratorio in cui i ricercatori hanno effettuato le misurazioni: «In questo modo, abbiamo anche scoperto particelle di plastica di dimensioni minuscole di 11 micron. Questo è circa un sesto del diametro dei capelli umani ed è stato anche il motivo principale per cui, con più di 12.000 particelle per litro di ghiaccio marino, siamo stati in grado di rilevare concentrazioni di plastica da due a tre volte superiori rispetto a quanto avvenuto in uno studio precedente».

Lo studio, che è stato pubblicato sulla rivista «Nature Communications», rivela che il 67% delle particelle nei campioni di ghiaccio era al di sotto dei 50 micrometri e quindi nella categoria più piccola, che vuol dire che queste microplastiche possono essere mangiate con facilità dai microrganismi artici come i gamberi. Anche se non si può ancora dire fino a che punto la fauna marina sia stata già danneggiata o che pericolo corrono anche gli umani, in conseguenza, la situazione è – come al solito ogni volta che si parla di microplastiche – di emergenza.