Analisi batteri in metropolitana: anche peste e antrace

Uno studio ha mappato tutti i batteri presenti nella metro di NY: i risultati sono sorprendenti, anche se non c'è nessun allarme

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Ogni giorno i 5 milioni e mezzo di pendolari che entrano a New York con la metropolitana importano batteri e virus: sono ovunque, dai cibi, agli animali domestici, scarpe, alle mani sporche... Un team di ricercatori della Weill Cornell Medical College ha deciso di fare luce su questa 'fauna' invisibile.

Hanno cercato campioni di DNA nelle 466 stazioni della metropolitana di New York. Risultato? 15,152 diverse specie, per la gran parte innocue o ignote: specie batteriche, virali e fungine normalmente presenti sul corpo umano. Nessuna stazione era uguale all'altra secondo i risultati.

Tuttavia sorprende che circa la metà delle sequenze di Dna raccolta non sia stata identificata: non corrisponde a nessun organismo registrato dai Centers for Disease Control and Prevention.

Il 12% delle specie campionate ha mostrato di essere associata ad alcune malattie. Nel 27% dei campioni raccolti erano presenti batteri vivi resistenti agli antibiotici. Tra i ritrovamenti inaspettati segnaliamo due campioni con frammenti di Dna del Bacillus anthracis (antrace) e tre campioni con un plasmide associato alla Yersinia pestis (peste bubbonica), sia pure a livelli molto bassi.

Ma non è il caso di lanciare l'allarme, anche gli organismi apparentemente più pericolosi non sono legati all'insorgere di malattie: 'Nonostante siano state trovate tracce di microbi patogeni, la loro presenza non è abbastanza 'massiccia' da costituire una minaccia per la salute umana', afferma il Dott. Mason del Weill Cornell Medical College. 'Piuttosto, testimonia l'abilità del sistema immunitario umano e la nostra innata capacità di adattarsi continuamente all'ambiente'. Avere a disposizione questa mappa, secondo i ricercatori, consentirà di controllare i cambiamenti e rilevare potenziali minacce per questo ecosistema microbico, al momento in equilibrio.

E secondo un altro studio anche il nostro smartphone raccoglie troppi batteri.

a.po