L'hygge è davvero il segreto per la felicità?

Tazze calde di sidro, fuochi scoppiettanti e lume di candela: il concetto danese di intimità sembra troppo bello per essere vero

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L'hygge ha avuto un grande impatto sul mondo occidentale, in particolare sulla Gran Bretagna, ma prima di capirne i motivi, bisogna capire di che cosa stiamo parlando. Innanzitutto, il primo ostacolo di comprensione che si ha con questo termine – che viene sempre più usato e chiunque ha una frequentazione assidua di internet avrà sicuramente già incontrato – sta nella pronuncia. Come si dice hygge? La lingua si intreccia se si prova dirlo ad alta voce, ne esce un approssimativo suono gutturale che è in netto contrasto con quello che è il significato del termine. Ed ecco qui il secondo e più pregnante ostacolo di comprensione, ovvero quello hygge che significa.

Non è così semplice spiegarlo, perché non si tratta di un oggetto o di una cosa tangibile, si tratta un delizioso stato dell'essere che evoca immagini di intimità, un comfort che sembra essere intrinsecamente attraente per gli esseri umani.

L'hygge, quando raffigurato in immagini (e lo è sempre), presenta un fuoco scoppiettante, dei calzini lavorati a maglia, delle bevande fumanti tenute a coppa nelle mani, dei gruppi di amici o famigliari che ridono, si riuniscono attorno a un tavolo bellissimo, pieno di cibi sostanziosi; ma tutto è ancora più hygge quando c'è il lume di candela, le luci soffuse e una tempesta di neve che infuria fuori dalla finestra. Praticamente un sogno lontano dalle vite di tutti noi.

Ma non è l'utopia di momenti meravigliosamente rilassanti e amorevoli che ha fatto partire la passione incredibile per questa «pratica» danese, non solo. C'entra anche il fatto che c'è stato un grande bombardamento di marketing in questo senso, di libri pubblicati, di spinte social.

La gente, con i difficili tempi che corrono, aveva un disperato bisogno di hygge e il sistema glielo ha dato: perfino i danesi erano sorpresi dal fatto che fosse diventato così popolare da scriverci dei libri, ma di fatto, non appena questa «filosofia» è stata a disposizione ce la siamo stretta tra le mani, come avremmo fatto con una tazza calda di sidro.

 

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