Trasformare la plastica in combustibile: si può!

Gli scienziati trovano un metodo efficiente per liberare il pianeta dalla plastica, riuscendo a trasformarne anche una parte in combustibile

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L'inquinamento di plastica intasa i nostri oceani e le nostre discariche: è una verità che sappiamo da tanto tempo. La plastica è qualcosa che la gran parte delle persone utilizza e butta senza riflettere sul fatto che quel sacchetto, o quel piatto, o quel bicchiere finirà in una discarica dove occuperà uno spazio di 1000 anni per decomporsi. 

Per questo, gli scienziati della Chinese Academy of Sciences e della University of California-Irvine hanno unito le forze: per combattere questo problema globale. Studiando e sperimentando, sono giunti a sviluppare un nuovo processo di degradazione, che non solo elimina in maniera efficiente la plastica, ma riesce anche a trasformarne una parte in combustibile. Per farlo si sono concentrati sul polietilene, che compone la gran parte della plastica incautamente consumata – ogni anno si producono 100 milioni di tonnellate di polietilene – ed è difficile da degradare perché con il riscaldamento che genera la degradazione ma che è un processo inefficiente, non si possono controllare i prodotti che ne derivano.

Quindi, gli scienziati, come descritto in uno studio di recente pubblicazione, hanno sviluppato un processo efficiente che separa le sostanze presenti negli articoli di plastica, grazie a una serie di catalizzatori, creando alcuni prodotti utilizzabili – come i combustibili liquidi.

A quanto dicono, questo processo sarebbe anche poco costoso e loro lo vorrebbero rendere ancora più economico sostituendo l'iridio (che è uno dei catalizzatori e che è abbastanza costoso). Insomma, questa degradazione, una volta ottimizzata, potrebbe cambiare il modo in cui ci approcciamo alla plastica: il cammino è lungo, ma vale la pena percorrerlo.

 

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