Salvare le barriere coralline grazie ai coralli morti

Un nuovo metodo per difendere il patrimonio dei nostri oceani è quello di creare strutture di protezione grazie alle risorse naturali che sembrano perse

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I ricercatori della University of Queensland stanno sperimentando una nuova maniera di salvare la Grande Barriera Corallina dell'Australia. Quello che hanno deciso di fare è di recuperare parti dei coralli morti, creando delle nuove strutture di protezione che li contengano. La speranza è questo progetto non serva solo a preservare le parti ancora attive della barriera, ma riesca anche a ripristinare la vita nell'oceano.

Grazie alla collaborazione con la BMT WBM, una società di consulenza ingegneristica, scientifica e tecnologica, si stanno creando strutture reticolate che sono in grado di contenere il materiale instabile costituito dai coralli morti, con l'obiettivo di trasformare queste strutture in «bombora» o «bommies» – come le hanno soprannominate gli australiani – ovvero: grandi pilastri di corallo che servono come habitat per una miriade di specie di pesci e che, se strategicamente posizionati, aiutano la scogliera ad essere al riparo dai pericoli, in modo naturale e non invasivo.

Il team ha ricevuto finanziamenti dal governo per iniziare i test pilota.
La posta in gioco è alta, visto che se non si trova un modo per aiutare la barriera corallina potrebbe non essere in grado di sopravvivere allo sbiancamento. Rispetto agli altri metodi di salvataggio che sono stati proposti, questo dei «bommies» è quello più sostenibile e naturale: in pratica, si tratta di una specie di riciclaggio che cerca di «ridare vita» a quello che era ormai perso.

I ricercatori sono costretti a una vera corsa contro il tempo per creare la base organica per queste strutture, ma il fine è troppo importante: proteggere uno dei più belli habitat della Terra – che, purtroppo, è in via di estinzione.