E se la cravatta fosse dannosa?

Indossare una cravatta riduce il flusso del sangue al cervello, lo dice un piccolo studio

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La cravatta, lo sappiamo, è il perno centrale dell'eleganza: non esiste completo che non la includa, non esiste professionista che non la metta, non esiste uomo che non ne abbia almeno una nell'armadio – anzi, di solito ne hanno molte di più.
La cravatta è anche un indumento intorno al quale girano anche diversi tipi di narrazione: da quella riguardante la crescita (imparare a fare il nodo alla cravatta è segno di ingresso nell'età adulta) a quella regionale distorcente che è arrivata a usare la parola cravattaio, anzi, meglio cravattaro, per designare l'usuraio, lo strozzino.
Insomma, un capo davvero interessante.

Per questo è altrettanto interessante, quello che i ricercatori hanno raccontato in un recente studio che si chiede se gli uomini debbano continuare a indossare le cravatte visto che nodi troppo stretti riducono il flusso sanguigno verso il cervello.
Per la ricerca, trenta volontari sono stati divisi in due gruppi: uno ha fatto la risonanza magnetica indossando la cravatta, l'altro l'ha fatta senza indossarla. In questo modo, gli studiosi hanno potuto rilevare una diminuzione statisticamente significativa (del 7,5%) del flusso ematico cerebrale quando la cravatta era stretta, mentre non c'era nessun cambiamento significativo nel flusso venoso.

Un risultato interessante, che si va ad unire a quello di uno studio precedente, del 2003, che aveva scoperto un'altra problematica a cui poteva andare incontro chi indossava una cravatta: ovvero la compromissione della salute degli occhi. Secondo quest'altro studio, infatti, una cravatta stretta comprime la vena giugulare, causando un'interruzione del sangue lungo il sistema che lo porta agli occhi e aumentando così la pressione intraoculare che potrebbe contribuire, per esempio, a causare ulteriori danni a chi è già affetto da glaucoma.
Insomma, oltre che interessante, la cravatta è anche un capo controverso.