Lo sport funziona come un farmaco, ma i medici non lo prescrivono

In termini di riduzione della mortalità, il movimento offre benefici simili a quelli ottenuti con i farmaci

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Lo sport fa bene alla salute, tutti dovremmo muoverci, ormai nessuno mette in dubbio questa tesi. Quindi, in un certo senso, lo sport è quasi un “farmaco”, anche se difficilmente i medici lo prescrivono. Spesso perché non sono informati, a livello scientifico, dei benefici che l’attività fisica apporta al nostro corpo.

Secondo la fondazione Gimbe, l’esercizio fisico è un intervento sanitario che funziona nel trattamento di numerose patologie croniche.

Lo sport mantiene giovani di circa dieci anni. Tre ore e mezza la settimana di attività fisica esorcizzano il pericolo invecchiamento

In termini di riduzione della mortalità, il movimento - ricorda la Fondazione - offre benefici simili a quelli ottenuti con i farmaci nella prevenzione secondaria di patologie coronariche, nella riabilitazione post-ictus, nello scompenso cardiaco e nella prevenzione del diabete. Anche per disturbi meno gravi, come il mal di schiena e l'artrosi, i benefici dell'esercizio fisico sui sintomi e sulla qualità di vita sono evidenti. Ma a dispetto di robuste evidenze scientifiche, nelle malattie croniche l'esercizio fisico rimane ampiamente sottoutilizzato rispetto a interventi farmacologici o chirurgici. "Il Position Statement Gimbe - afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione - ha 3 obiettivi fondamentali: sintetizzare le prove di efficacia dell'esercizio fisico su esiti di salute clinicamente rilevanti per 7 patologie croniche, riportare accuratamente effetti avversi e controindicazioni e fornire per ciascuna condizione una guida pratica per realizzare esercizi efficaci".

Artrosi dell'anca e del ginocchio, lombalgia cronica aspecifica, prevenzione delle cadute, broncopneumopatia cronica ostruttiva Bpco, sindrome da fatica cronica, diabete di tipo 2, malattia coronarica e scompenso cardiaco sono le patologie prese in esame per il loro elevato carico di disabilità e per la disponibilità di prove di efficacia dell'esercizio fisico

"Le evidenze scientifiche - continua Cartabellotta - documentano in maniera incontrovertibile che l'esercizio fisico è efficace in numerose patologie croniche. Tuttavia resta un intervento sanitario ampiamente sottoutilizzato per varie ragioni: limitata conoscenza delle prove di efficacia da parte di medici di famiglia e specialisti, loro mancata sensibilizzazione alla 'prescrizione' dell'esercizio fisico, carenza di percorsi multiprofessionali integrati, mancato inserimento nei livelli essenziali di assistenza di numerosi interventi efficaci basati sull'esercizio, scarsa attitudine all'attività fisica dei pazienti, in particolare se sofferenti".

Gimbe ribadisce che l'esercizio deve essere personalizzato secondo aspettative e preferenze del singolo paziente, ma se gli interventi basati sull'esercizio vengono proposti con modalità troppo diverse rispetto agli studi clinici (per esempio intensità inferiore, durata inferiore o con differenti componenti), la loro efficacia può essere compromessa rispetto a quanto documentato in letteratura. Per questo - indica la Fondazione - i medici di famiglia dovrebbero conoscerne le caratteristiche principali, accedere a descrizioni dettagliate e a risorse necessarie alla prescrizione, al fine di discuterne con i pazienti e indirizzarli al professionista appropriato. Indispensabile infine affrontare adeguatamente pregiudizi, paure e motivazioni dei pazienti, in particolare quelli meno predisposti a praticare l'esercizio fisico.

"Le sfide per garantire l'aderenza a programmi di esercizio fisico - conclude Cartabellotta - sono simili, ma molto più ardue di quelle per mantenere la compliance farmacologica. Tuttavia l'entità dei potenziali risultati per i pazienti, oltre che per il servizio sanitario, rendono tali sfide degne di essere affrontate. Peccato che nelle 149 pagine del Piano nazionale delle cronicità, già approvato dalla Conferenza Stato-Regioni il 15 settembre 2016, il termine 'esercizio fisico' faccia solo una timida comparsa nel capitolo dedicato allo scompenso cardiaco".

 

 

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