Rimuovere il seno per prevenire il cancro? Può essere peggio

Un nuovo studio dimostra che la mastectomia per prevenire il cancro può fare più male che bene

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Alcuni ricercatori statunitensi annunciano di aver scoperto che non c'è stato nessun cambiamento nei tassi di sopravvivenza delle donne che hanno deciso di agire chirurgicamente e rimuovere i loro seni come misura preventiva contro il cancro, suggerendo addirittura che questa operazione potrebbe fare più male che bene.

La mastectomia, singola o doppia, è una pratica che molto spesso, secondo uno studio condotto dal Brigham and Women's Hospital di Boston e pubblicato sulla rivista Annals of Surgery, non protegge da nulla perché la maggior parte delle donne che la subisce non avrebbe mai sviluppato un tumore nel tessuto sano. 

I ricercatori statunitensi hanno studiato più di 500.000 pazienti con il cancro al seno, seguendole poi per i successivi otto anni e mezzo per vedere se la malattia sarebbe tornata e hanno scoperto che, nonostante ci sia stato un forte aumento delle donne che hanno optato per una mastectomia profilattica controlaterale (CPM) – ovvero la rimozione chirurgica di un seno non colpito dal cancro – non c'è stato alcun cambiamento nei tassi di sopravvivenza.

I ricercatori hanno detto che l'analisi voleva anche mettere in evidenza che il forte aumento della popolarità della CPM non fa che dimostrare con crescente evidenza che questo intervento chirurgico non offre alcun vantaggio significativo di sopravvivenza per le donne che hanno una prima diagnosi di cancro al seno. Secondo loro, i pazienti e gli operatori sanitari devono valutare al meglio il bilancio tra i benefici attesi e i potenziali rischi della CPM – come il tempo di recupero prolungato, l'aumento del rischio di complicanze operatorie, l'eventuale necessità di un intervento chirurgico di ripetizione e gli effetti della propria nuova immagine che potrebbero portare problemi psicologici come la depressione.

Ovviamente, i ricercatori hanno anche detto che la rimozione del seno può essere utile per i pazienti ad alto rischio, per esempio per le donne con una mutazione genetica che aumenta il rischio di cancro al seno (l'anno scorso ha fatto molta notizia la scelta dell'attrice Angelina Jolie che ha deciso di sottoporsi a questa pratica proprio per un motivo legato alla genetica), ma la loro tesi è che la maggior parte delle donne è a basso rischio di sviluppare la malattia nel seno non ancora colpito dal cancro.

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