Green Roof: il tetto che respira, si trasforma in un giardino

Sono belli da vedere, proteggono, isolano e combattono l’inquinamento. Ecco i green roof: uno dei temi chiave dell’architettura consapevole. Anche le nostre città possono aspirare a diventare più verdi

WhatsApp Share

 

 

Letteralmente significa “tetto verde”, ma il termine “tetto giardino” lo descrive decisamente meglio: erbetta, piante e fiori a cielo aperto e ad alta quota.

 

Utilizzati sin dagli anni ’60 in Germania e in Austria, i green roof oggi sono considerati un must per la progettazione di moderni grattacieli e di edifici ecosostenibili nelle metropoli di tutto il mondo, essendo anche un valido aiuto per l’ottenimento della certificazione Leed.

 

Non solo belli da vedere. I vantaggi sono moltissimi: contribuiscono all’isolamento acustico dell’edificio, all’isolamento termico, rinfrescando in estate ed evitando le dispersioni di calore in inverno, aumentano gli spazi verdi cittadini e rappresentano un habitat ospitale per uccelli e diverse specie animali. Inoltre, aiutano a catturare lo smog e riducono la quantità di precipitazioni che scolano dai palazzi, prevenendo allagamenti e disagi provocati dai nubifragi violenti. Lo strato di terra e vegetazione funziona come una spugna: assorbono l’acqua, per poi rilasciarla pian piano.

 

La Germania è uno dei paesi più virtuosi: il 10% circa dei tetti tedeschi sono verdi, per un totale di 130 Km quadrati. A Monaco di Baviera, ad esempio, i green roof sono previsti nel piano regolatore sin dal 1984. In Svizzera, le città di Basilea, Zurigo e Lucerna li prevedono per le nuove costruzioni dal 2005. Mentre a Tokyo, dove le temperature hanno continuato a salire ininterrottamente negli ultimi anni, nel 2001 è stata attuato il  “Tokyo Plan 2000” (subito ribattezzato “Green Tokyo Plan”) che prevede che tutte le nuove costruzioni con tetti di più di 1000 mq debbano accogliere della vegetazione su almeno il 20% della superficie. E l’Italia? Speriamo impari…

 

(Flavia Dondolini)