La musica ti da i brividi?

I ricercatori spiegano perché alcune persone provano emozioni più forti di fronte alla musica

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La musica cambia il nostro corpo. Ad affermarlo, Der Sarkissian, assistente al USC’s Brain and Creativity Institute del Dornsife College of Letters, Arts and Sciences. Der Sarkissian è amico di Matthew Sachs, dottorando presso la USC, che ha pubblicato uno studio per indagare proprio questo aspetto.

Sachs studia psicologia e neuroscienze all'USC Brain and Creativity Institute, dove lavora su vari progetti che mettono in relazione musica, emozioni e cervello. La sua ricerca, dal titolo “La connettività cerebrale riflette le risposte estetiche umane alla musica”, è partita da questo presupposto: gli esseri umani sperimentano risposte piacevoli a stimoli complessi che non hanno a che fare con la sopravvivenza. In poche parole, il nostro cervello si attiva di fronte a qualcosa che è bello, senza che ci sia alla base un motivo biologico. Tuttavia, esiste una sostanziale variabilità nella frequenza e nella specificità delle “risposte estetiche”.

Utilizzando un sondaggio, misure comportamentali e psicofisiologiche, e tecniche di imaging, Sachs ha scoperto che la connettività della materia bianca, tra le aree di elaborazione sensoriale nel giro temporale superiore e le aree di elaborazione emotiva e sociale nell'insula e nella corteccia prefrontale mediale, spiega le differenze individuali di fronte a uno stimolo musicale.

I risultati hanno fornito la prima evidenza di una base neurale delle differenze individuali, suggerendo che la comunicazione socio-emotiva attraverso il canale uditivo può offrire una base evolutiva per la spiegazione del legame tra “gratificazione estetica” e stimolo musicale.

“Le persone che hanno i brividi hanno una maggiore capacità di provare emozioni intense”, ha detto Sachs. “In questo momento, questo è solo applicato alla musica perché lo studio si è concentrato sulla corteccia uditiva”.

Se la musica migliora le capacità cognitive e le prestazioni scolastiche dei bambini, possiamo immaginare che presto nuovi studi indagheranno se questa sia uno strumento efficace per educare la nostra intelligenza emotiva.