Cecità: e se si potesse curare?

I ricercatori potrebbero aver trovato una maniera per invertire la cecità

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01 Febbraio 2018

Il danneggiamento visivo è una problematica globale molto importante, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): circa 285 milioni di persone in tutto il mondo sono considerate visivamente compromesse e 39 milioni di persone sono cieche. Fortunatamente, l'80% di tutti i disturbi visivi ad oggi può ora essere trattato o curato, tranne la perdita totale della vista, in particolare quella dovuta a una grave degenerazione retinica.

Ma cosa succederebbe se invece fosse possibile ripristinare la funzione visiva dei pazienti ciechi?

I test di laboratorio dell'Università di Oxford hanno dimostrato che questo potrebbe essere possibile e lo hanno raccontato in uno studio pubblicato sulla rivista «Proceedings of the National Academy of Sciences» (PNAS). Guidati da Samantha de Silva, i ricercatori hanno mostrato come è possibile ripristinare la vista di persone che soffrono di una cecità considerata in precedenza non trattabile.

Utilizzando una terapia genica, i ricercatori introducono un vettore virale nelle cellule retiniche presenti nella parte posteriore degli occhi che non erano originariamente sensibili alla luce. Il virus virale introduce una proteina sensibile alla luce chiamata melanopsina, che consente a queste cellule retiniche residuali di rispondere alla luce e di inviare segnali visivi al cervello.

Nei test di laboratorio effettuati con i topi affetti da retinite pigmentosa, la causa più comune di cecità nei giovani, i ricercatori hanno ripristinato la vista degli animali da oltre un anno.

I risultati sono abbastanza promettenti e de Silva ha notato quanta speranza questo trattamento sia capace di dare ai pazienti affetti da cecità. Il loro prossimo passo sarà quello di avviare una sperimentazione clinica per valutare questa cura sulle persone.