Latte di ornitorinco contro i superbatteri

Il latte di ornitorinco potrebbe aiutare a combattere uno dei problemi più pressanti dell'umanità: la resistenza dei batteri agli antibiotici

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13 Aprile 2018

L'ornitorinco è un animale curioso: sembra un insieme di diverse specie. Simile a un'anatra, visto che ha il becco e le zampe palmate, è in realtà un mammifero, infatti allatta, ma, nonostante questo, si riproduce deponendo le uova; inoltre i piedi dei maschi hanno uno sperone con del veleno ed entrambi i sessi sono degli ottimi nuotatori. 

Nel 2010, gli scienziati australiani hanno scoperto che il latte di questo animale semi-acquatico contiene una potente proteina in grado di combattere i superbatteri, ma solo recentemente ne hanno capito il motivo. Una grande notizia, visto che questo potrebbe finalmente portare alla creazione di un nuovo tipo di antibiotico.

Essendo monotremi, gli ornitorinchi sono, appunto, animali che allattano nonostante il fatto che depongano le uova, ma non lo fanno tramite delle mammelle, concentrano invece il latte sulla loro pancia e nutrono i loro piccoli sudando. Si ritiene che questo sistema di alimentazione sia strettamente collegato alle proprietà antibatteriche del latte, a quanto dicono gli scienziati – proprio perché non hanno capezzoli in grado di fornire ai propri piccoli un latte sterilizzato, gli ornitorinchi hanno un latte che si difende da solo dai batteri nocivi, attraverso una particolare proteina.
Analizzando la struttura e le caratteristiche di questa proteina – che hanno chiamato Shirley Temple, in riferimento alle sue formazioni a ricciolo – i ricercatori hanno scoperto una stranezza che dicono non sia mai stata vista in più di 100.000 diverse strutture proteiche conosciute dai biologi.

La speranza è che questo aiuti a combattere la nuova ondata di superbatteri resistenti agli antiobiotici che ci mettono in pericolo dalle patologie che abbiamo già debellato ma che potrebbero tornare molto più forti di prima.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista «Structural Biology Communications».