Medicina: la sfida del futuro sono i superbatteri

Presto i nostri antibiotici potrebbero non essere più sufficienti

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Uno dei temi più affrontati dalla medicina negli ultimi anni è la comparsa dei “super-batteri” che ci potrebbero condurre verso un’era “post-antibiotica”.

"C'è una lista di azioni necessarie e urgenti su cui occorrerebbe concentrarsi per vincere la sfida contro questa minaccia globale", ha spiegato all'AdnKronos Salute l'immunologo Alberto Mantovani, direttore scientifico dell'Irccs Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano) e docente di Humanitas University, il 'cervello' italiano più citato nel mondo.

Mantovani illustra poi i punti su cui bisogna concentrarsi per condurre questa nuova battaglia: "Il primo è che abbiamo bisogno di più ricerca, sia per lo sviluppo di antibiotici sia per indagare sul rapporto dei germi resistenti con il sistema immunitario. Al momento, infatti, non capiamo perché in alcune situazioni li teniamo sotto controllo e in altre no". Poi, prosegue: “dobbiamo cambiare i nostri comportamenti. Utilizziamo gli antibiotici in maniera sconsiderata in veterinaria e in medicina: li usiamo quando non servono e li usiamo male quando servono. E su questo fronte il nostro Paese non si comporta bene”.

Il terzo punto, spiega Mantovani, è "fare rete. Noi come Humanitas, per esempio, siamo parte di un network di sorveglianza in Lombardia coordinato dall'Infettivologia di Monza e del Sacco, e facciamo lavoro di squadra e ricerca".

L’ultimo punto per affrontare questo problema prima che diventi emergenza sono i vaccini. "Intanto usiamo quelli che già abbiamo a disposizione". Mantovani porta due esempi: "Il primo riguarda lo pneumococco che causa da 600 a 800mila morti l'anno nel mondo, in larga parte bambini. Ho lavorato nel board della Global Alliance for Vaccines and Immunization (Gavi), che punta a salvare i bimbi che muoiono per mancanza di vaccini nei paesi più poveri del mondo. Allora è partita un'iniziativa a 'marchio italiano' sull'antipneumococco e abbiamo visto che protegge e salva vite, ma anche che diminuiscono i batteri resistenti e c'è meno bisogno di usare antibiotici". Antipneumococco che "peraltro è stato raccomandato anche per le persone con più di 65 anni d'età".
L'altro esempio è sui virus influenzali. Virus che "sopprimono le difese immunitarie e rendono più soggetti a infezioni batteriche - ricorda l'immunologo - E infatti non si muore di influenza, ma di infezioni batteriche che si associano all'influenza. Se noi ci vacciniamo, di conseguenza si useranno meno antibiotici".

Nel frattempo bisogna trovare anche nuovi antibiotici: “C'è bisogno di ricerca sul sistema immunitario, da portare avanti per capire quali sono i motivi e i meccanismi della resistenza o della suscettibilità, o ancora quali sono i motivi per cui un'infezione diventa sepsi da klebsiella, che è uno dei problemi che abbiamo. E c'è, infine, bisogno di lavorare allo sviluppo di vaccini o di approcci immunologici alla terapia".