Greenpeace: un programma a favore delle energie rinnovabili

Gli attivisti di Greenpeace chiedono, entro il 2030, il taglio del 55% delle emissioni di Co2, il 45% di energia da fonti  rinnovabili ed il 40% di incremento dell'efficienza energetica

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Si tiene questa mattina a Milano il consiglio informale dei ministri Ue per l'Energia e l'Ambiente. Per l’occasione Greenpeace ha esposto un enorme striscione, proprio davanti ai ministri, con il messaggio: ‘People want renewables and energy  efficiency’ (Le persone vogliono rinnovabili ed efficienza energetica).  

Con questa azione pacifica, gli attivisti di Greenpeace hanno ‘voluto dire chiaramente a tutti i ministri europei riuniti oggi: è tempo di dare ascolto ai cittadini, non alle lobby delle fonti fossili e alle grandi industrie energetiche che da anni inquinano questo pianeta e scaricano i costi delle loro attività sui cittadini -dichiara Luca Iacoboni, responsabile Campagna Clima e Energia di Greenpeace Italia - In Europa e in Italia diversi sondaggi hanno dimostrato che oltre l'80% dei cittadini considera il cambiamento climatico un problema urgente e vuole che si punti su rinnovabili ed efficienza energetica, abbandonando le fonti fossili, in primis carbone e petrolio’. In particolare, Greenpeace chiede entro il 2030 il taglio del 55% delle emissioni di Co2, il 45% di energia da fonti  rinnovabili ed il 40% di incremento dell'efficienza energetica.

La riunione informale dei ministri è l’ultima prevista prima del Consiglio Europeo del 23-24 ottobre in cui ci si attende che i Capi di Stato e di Governo europei prendano una decisione definitiva sugli  obiettivi comunitari al 2030 in tema di clima e energia. E il nostro Paese, Presidente di turno dell'Ue, ha un ruolo fondamentale nelle scelte energetiche del Vecchio Continente, anche se  ‘i segnali ricevuti finora non sono positivi: il governo Renzi sta dimostrando di voler puntare sul passato, preferendo trivellare i nostri mari piuttosto che puntare su efficienza energetica e rinnovabili, settori a forte innovazione tecnologica e che permetterebbero la creazione di migliaia di posti di lavoro ed indotto per l'economia’, continua Iacoboni.

 

‘Il premier - aggiunge Iacoboni - durante l'assemblea Onu di New York, ha affermato che fermare i cambiamenti climatici è la sfida del nostro tempo. Se pensa di farlo attaccando le rinnovabili e trivellando i mari italiani, come previsto dal decreto Sblocca Italia, sta decisamente sbagliando strategia. E a pagarne le conseguenze saranno, come sempre, i cittadini’.

gc